Wine Spectator, vol. 47, no.2, May 31 2022, $6.99

WS May 2022In copertina le tre cuvées più important del Domaine Armand Rosseau -Chambertin, Chambertin Clos de Bèze e Gevrey Chambertin Clos St. Jacques, annunciano il servizio-clou di questo numero, nel quale la Borgogna la fa da padrona assoluta, con  l’icona di Gevrey-Chambertin protagonista  della cover story di questo numero. A completare il trionfo della Borgogna, c’é l’Annual Report sulla vendemmia 2019 nella Côte-d’Or firmato da Bruce Sanderson, che segue il dettagliato resoconto dello stesso Sanderson del suo incontro con I Rousseau. 

A parte questi due servizi, che rappresentano la sezione più importante di questo numero, insieme con le consuete rubriche di “GrapeVine” , con l’annesso Wine Focus di Aaron Romano dedicato ai vini della Maipo Valley cilena, le pagine dei columnist (Alison Napjus sulle nuove forme dell’espansione   del vino nel mondo, Tim Fish sullo Zinfandel 2019) e gli assaggi della “Buying Guide”, preceduti dai consigli 15 professionisti del vino,  restano solo una ricca passerella delle “famiglie del vino”, con i ritratti di alcune delle più famose di tutti i paesi (per l’Italia: Masi, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Zenato, Luigi Bosca, Varvaglione , Fontanabianca) e le pagine della gastronomia, dedicate a un servizio ricco di immagini di un Pic nic alsaziano.

Ma veniamo al Domaine Armand Rousseau, icona assoluta di Gevrey-Chambertin, I cui vini sono ricercati in tutto il mondo e competono ormai anche per i prezzi con quelli del Domaine de la Romanée-Conti. Armand, il fondatore, era il nonno dell’attuale proprietario e conduttore, Eric, oggi 65 enne e ormai vicino alla sua “retraite”, ma la successione é già pronta, dal momento che egli ha già affiancato a sé una delle due figlie, Cyrielle, 34 anni: dopo aver studiato geologia, ha seguito  i corsi di viticoltura ed enologia a Digione. Dopo l’università, Cyrielle ha lavorato per qualche tempo da Adelsheim , in Oregon, e poi in alcune “wineries” australiane e neo-zelandesi , prima di tornare alla base, ventiseienne,  nel 2014 (la sorella Elodie, invece, non é direttamente impegnata nell’azienda paterna, ma esercita come medico). La storia del Domaine, giunto ormai al momento del passaggio dalla terza alla quarta generazione, é per molti versi esemplare di quella di molte famiglie del vino borgognone. Cominciò Armand, negli anni successivi alla prima Guerra mondiale, con alcune parcelle ricevute in eredità, alle quali se n’erano aggiunte  altre a seguito del suo matrimonio, nel 1909. Per diversi anni Armand vendette il suo vino ai négociants , ma fu tra I primi vignerons che cominciarono a imbottigliare direttamente negli anni ’30. Poi vi furono l’arrivo dell’AOC nel 1935 e l’affermazione rapidissima dell’immagine dello  Chambertin diventato  la bandiera di quel territorio e intanto  l’acquisto di nuove vigne nel 1921, e negli ultimi anni della seconda Guerra mondiale e nel dopouerra , nel 1943 e 1946. Il fortunato incontro con Raymond Baudoin, editor della Revue du Vin de France, facilitò l’accordo con un importatore americano , il Colonnello Fredrick Wildman , che aprì alla famiglia Rousseau le porte del mercato americano. Nel 1945 Armand aveva associato alla conduzione dell’azienda il figlio Charles, che prese il suo posto quando il padre morì improvvisamente nel 1959 in un incidente stradale. A quel tempo il Domaine consisteva in appena 15 acri (circa 6 ettari). Charles continuò efficacemente l’espansione delle vigne  acquistando preziose parcelle nel Clos St.Jacques nel 1954, nel Clos de Béze nel 1961 e del Clos de la Roche, nella vicina Morey-St. Denis, unica vigna situata fuori del commune di Gevrey-Chambertin, nel 1965 e 1975, Chambertin nel 1968 e 1983, Clos des Ruchottes nel 1978. L’esportazione ricevette un nuovo forte impulso: se negli anni ’50 gli Stati Uniti coprivano il 75% del vino esportato dal Domaine, si aprirono nuovi mercati in Inghilterra, Germania e Svizzera agli inizi degli anni ’60. Eric, che aveva  affiancato il padre già agli inizi degli anni ’80, assunse il timone del Domaine nel 1996, ma  continuò la politica di acquisizioni: piccolo lotti di Gevrey-Chambertin Villages , e altre parcelle nello Chambertin nel 2009. E’ di dieci anni fa l’accordo con l’uomo d’affari cinese Louis Ng, che aveva acquistato lo storico Château di Gevrey con annesso Clos  di 5 acri, in seguito al quale assunse la conduzione della vigna e la  vinificazione delle sue uve. Oggi

il Domaine Rousseau conta 15 ettari di vigna , 100% pinot noir, e comprende parcelle di altri due grands crus di Gevrey-Chambertin (Mazy e Charmes) e nei premiers crus Cazetiers e Lavaux-St. Jacques. Nella primavera del 2020 la cantina é stata ampliata con  ulteriori 5000 mq su due livelli per rendere più agevoli le vinificazioni.

Il servizio, dopo aver ripercorso le principali tappe della nascita e della costruzione del Domaine, comprende una mappa delle vigne di proprietà  e una scheda sintetica del wine-making aziendale, con le principali novità introdotte da Eric rispetto al padre. La conduzione delle vigne non è certificata bio, ma molto rispettosa dell’ambiente e  impiega esclusivamente prodotti “organic” e solo eccezionalmente di sintesi (un uso limitato si rese necessario nel 2004, quando la vigna fu attaccata molto pesantemente dall’oidio e dalla peronospora). Gli erbicidi vi sono banditi da almeno 15 anni . Alla vendemmia le uve vengono diraspate, ma per il resto lasciate intatte, senza venire leggermente pigiate come faceva il padre di Eric, e , se le temperature sono paticolarmente alte, rapidamente raffreddate a 59°F (15°). La macerazione sulle bucce dura da 18 a 21 giorni, cominciando con una macerazione fredda di 5-6.Punching e pumping regolano l’estrazione. Eric non impiega più come faceva il padre il calore per facilitare la fermentazione malolattica, che preferisce avvenga spontaneamente in modo più lento. Il vino viene travasato solo dopo la malolattica, quindi spostato in una cantina più fredda : Eric pensa che la conversione malolattica  ritardata e la riduzione dei travasi aggiuntivi praticati dal padre stabilizzino il colore , proteggano il vino dall’attività microbica indesiderata e l’ossidazione e facilitino il raggiungimento di una migliore texture e maggiore longevità. L’affinamento in legno é stato negli ultimi anni ridotto, da 24 a 18 mesi: per lo Chambertin e il Clos de Bèze resta del 100% con legno nuovo, mentre questa percentuale scende all’80%  con il Clos Saint-Jacques e, meno ancora (nel 2018, solo il  20%) per Mazy, Clos des Ruchottes e Clos de la Roche. Rousseau ritiene il Clos Saint-Jacques un vero e proprio grand cru, non inferiore allo Chambertin e al Clos de Bèze, a cui é quasi gemello dal punto di vista geologico. Infine segue il blending dei vini, che vengono sottopsti a un leggero filtraggio, e infine imbottigliati, sei pièces alla volta, per gravità. Nell’intervista di Sanderson, Eric e Cyrielle, anch’essa coinvolta, si sono soffermati sul riscaldamento climatico e soprattutto sulla speculazione, poi sulla loro vita quotidiana  : la famiglia vive a Gilly-lès-Citeaux, non distante dalla cantina, e , quando possono, non rinunciano ai loro hobbyes. Qui padre e figlia si separano, perché Eric ama navigare, mentre Cyrielle immergersi sott’acqua.

Il report sull’annata 2019 in Côte-d’Or: calda e secca come ormai sta diventando la regola negli ultimi anni, ma un’ ottima  riuscita, che mostra da un lato che ciò che conta non sono il caldo e la siccità in sé  ma quando insorgono e  per quanto tempo durano, dall’altro come la vigna si stia adattando ai cambiamenti climatici, e I vigneron borgognoni abbiano individuato pratiche colturali in vigna che permettono loro di ottenere ottimi risultati anche in condizioni difficili,. 97/100 é la valutazione di WS per i rossi 2019 della Côte de Nuits, 95 per quelli della Côte de Beaune .Per questi ultimi é stato  il miglior risultato  dall’annata 2015 (stesso punteggio), mentre per quanto riguarda quelli della Côte de Nuits, il migliore, insieme con quello dell’annata 2016 dopo un 2015 di eccezionale potenza (98/100).Si tratta di pinot che, nelle migliori espressioni, sono ricchi e concentrati, con una struttura salda che permetterà loro di durare a lungo, e nello stesso tempo con un frutto eccellente e molto ricco. Anche i rossi del beaunois risultano maturi ma con una  buona freschezza, con un aroma di frutti neri fine ed elegante. Bisogna aggiungere che qui, nell’ultimo decennio, le valutazioni hanno sempre superato abbondantemente la soglia dei 90 punti : sole eccezioni la 2011, 91, e la 2013, 92.  Esaminando i preferiti di Sanderson, si può notare che la lista dei vini top  presenta molti vini di grandi domaines e maisons de négoce.La coppia di testa é infatti costituita da un Échezeaux  di En Orveaux (raramente viene indicato in etichetta il lieu-dit di provenienza) di Faiveley e il Corton rouge del Domaine beaunois Tollot-Beaut. A quota 96  seguono sei cuvées, delle quali quattro di grandi Maisons (lo Chambolle-Musigny Les Amoureuses di Albert Bichot, il Corton Domaine di Bouchard Père et Fils, e il Clos Vougeot e lo Chambertin-Clos de Bèze Héritiers Latour della Maison Louis Latour), insieme con il Corton-Bressandes  di Tollot-Beaut e il Ruchottes-Chambertin di Frédéric Esmonin. 17 altri vini raggiungono i 95/100, con una maggioranza di Corton, Clos de Vougeot  e di crus di Chambertin, anche in questo caso con una folta rappresentanza delle grandi Maisons (Jadot, Latour, Chanson, Faiveley, Bichot). Sono solo due i rossi della Côte de Beaune in questo gruppo (escludendo i Corton), entrambi di Beaune (il Beaune Clos des Ursules Héritiers Latour e il Beaune Clos du Roy di Tollot-Beaut). Nessun Volnay e nessun Pommard sono inclusi. Diversamente i crus della Côte de Beaune si affacciano numerosi nella lista dei Top Values, cioé I vini al di sotto dei 40 dollari.