Bourgogne Aujourd’hui, n. 165, Juin-Juillet 2022, € 7.00

Bourgogne 165Dossier enoteche, degustazioni Volnay-Meursault, incontro con Eve ed Erwan Faiveley, novità presso la Maison Bernard Loiseau e, per finire, il Cahier Jura.

Un accenno all’ampia intervista che apre questo numero, con Erwan Faiveley, figlio di François, dal 2005 subentrato al padre a capo del Domaine Faiveley, oggi 120 ettari di vigna , 50 in Côte-d’Or e 70  nella Côte -Chalonnaise, e la sorella Eve, che  lo ha affiancato dal 2014. Cambiamenti nello stile dei vini, rinnovamento delle cuveries, investimenti a Chablis  e in California, con l’acquisizione del Domaine Billaud-Simon  e la partecipazione  alla winery William Selyem. L’intervista è a tutto campo  e investe sia le loro carriere personali e i rapporti col padre, sia le loro idee sul futuro, con particolare riferimento alle recenti acquisizioni , sia infine i loro progetti in Côte -Chalonnaise, e naturalmente le aspettative concernenti la vendemmia 2022.

Non posso soffermarmi  sul bel servizio fotografico   che segue immediatamente (“ La macchina per esplorare il tempo”), né sul “Dossier cavistes”, che presenta i migliori indirizzi nella Yonne, a Dijon e nella Cote-d’Or (con un occhio speciale su Beaune) e nella Côte -Chalonnaise, né ancora  sul servizio  dedicato alla Maison Bernard Loiseau, un’istituzione dell’enogastronomia borgognona. Mi soffermerò invece un po’ di più sulle degustazioni delle annate 2019 e 2020 a Volnay e Meursault. Si tratta in effetti di un riassaggio di questi vini a distanza, rispettivamente, di un anno o due dalla prima degustazione generale: due annate eccellenti, e in particolare la 2020 a Volnay, dove più dell’80% di villages e di premier cru ha superato l’esame-qualità del comitato di assaggiatori.  “Bourgogne Aujourd’hui” non esita a definire il millesimo 2020 “storico” per il pinot noir, con vini ricchi, carnosi, puri, che promettono un futuro radioso. 18.5/20 rappresentano il punteggio più alto della degustazione: è toccato a un Volnay Villages del 2020, Le Village , di Brigitte Berthelemot, e a un Premier cru 2019, il Caillerets Cuvée Carnot del Domaine Bouchard Père et Fils. Ma sono diverse le cuvée che hanno ottenuto risultati eccellenti, come il Santenots du Milieu 2019 Premier cru dei Domaine des Comtes Lafon (18/20) o il Volnay Élegance 2020 di Vincent Latour (stesso voto). Le “finestre” dei produttori in evidenza :  oltre a Domaines  molto conosciuti, come il Domaine de la Pousse d’Or, altri meno conosciuti,  come Pierrick Bouley (l’”elogio della minuzia”), con una impressionante batteria di cuvée villages e premier cru di altissimo livello, e il Domaine Clos de la Chapelle, dove Pierre Meurgey , direttore della proprietà acquistata da Mark O’Connel, coadiuvato dall’enologa Coralie Allexant, hanno elaborato due eccellenti cuvée 2029 e soprattutto 2020 del loro monopole Clos de la Chapelle e del premier cru Taillepieds. A completamento del servizio su Volnay è un approfondimento sul Premier cru Clos des Chênes, uno dei climat vedette della denominazione con Caillerets e Champans. Il Domaine Lafarge, maggior proprietario del cru, dopo lo Château de Meursault e il Domaine François Buffet, ne è l’interprete più emblematico: dalla sua parcella di poco meno di un ettaro, posto nella sezione Est, ricava un Clos de Chênes  di grande personalità. Infine un bel ritorno: dopo due anni d’interruzione a causa della pandemia, ecco di nuovo Élegance de Volnay, la  bella manifestazione  di fine giugno, nella quale sono  degustati Volnay Villages e Premier cru “alla cieca” e alcuni produttori aprono le porte della loro cantina  agli appassionati.

Eccomi dunque a Meursault e alla vicina Blagny: una difficile ricerca di equilibrio, complicata quando le uve vengono raccolte troppo presto, dando luogo a vini più diluiti ( questo nel 2020, in particolare, con una raccolta più abbondante) oppure  giungono a 13°5-14° naturali.  Risultati in definitiva buoni, pur se meno omogenei che a Volnay ( e di fatti le percentuali di “riuscita” oscillano tra il 65 e il 70%). Sono ormai sempre più chiaramente delineati due stili di Meursault, uno più ricco e concentrato e l’altro più fresco e si direbbe più classico. 2020 è stato un millesimo magnifico, con chardonnay perfettamente maturi e in eccellente stato sanitario, ricco senza eccessi, di grande purezza, simile al 2014, predisposto per una vita assai lunga. Quanto al millesimo 2019, le rese sono state abbondantemente sfoltite dalle gelate: le uve hanno raggiunto rapidamente gradazioni elevate e livelli di concentrazione notevoli, pur conservando livelli più che soddisfacenti di acidità, dando vini potenti, ricchi d’estratto, “grassi” ma non appesantiti. I migliori assaggi della degustazione non sono una sorpresa: il Meursault Premier cru Perrières 2020 di Albert Grivault e il Clos de la Barre 2019 dei Comtes Lafon, entrambi con 18/20. Su livelli molto alti i Meursault di Buisson-Charles (guadagna 18/20 anche il suo Premier cru Goutte d’Or 2019,  e una bella serie di cuvée  raggiunge 17-17.5/20) e naturalmente il Domaine Roulot, dove Jean-Marc festeggia i suoi 66 anni  con una impressionante gamma di Meursault bianchi , sia in Premier cru che villages, ciascuno con la loro impronta territoriale.

Solo un accenno a un articolo non annunciato in copertina: l’incontro con Thierry Hellin e il suo progetto ambizioso  di far brillare anche per i suoi vini l’antico terroir del Brionnais, nel sud della Borgogna, che guarda verso la Valle della Loira, finora famosa  soprattutto per le sue Charolais. Qui convivono , con lo chardonnay e il pinot noir, il gamay , il sauvignon gris e l’auxerrois. Interessante anche l’articolo dedicato all’Economia, di Elisabeth Ponavoy, che ritorna  sulle minacce al modello del Domaine familiare borgognone  per effetto delle trasmissioni e delle successioni ereditarie .

Infine il Cahier Jura, un appuntamento iniziato solo alcuni mesi fa e divenuto ormai  periodico., con la degustazione di Arbois, Cotes du Jura e L’Étoile, chardonnay e pinot noir di carattere.